mercoledì, novembre 03, 2010

GTT: CONTRIBUTO PER TRASPORTO, BIENNIO SCUOLE SUPERIORI



3 dicembre 2010 – ultimo giorno per presentare la richiesta di contributo

    * lettera alle famiglie
    * modulo

info:  
Villa Comunale – Via Torino 9 – 10093 Collegno
Tel. 011/401.58.52-53-69 Fax 011/401.58.74
e-mail: claudio.giordana@comune.collegno.to.it
 
Orario: 
Lunedì: 8,30 – 13,00; 
Giovedì: 9,00 – 17,00; 
Venerdì: 9,00 – 12,00

martedì, novembre 02, 2010

FACEBOOK: LA POLIZIA CI SPIA

di Giorgio Florian 
(28 ottobre 2010)

Un patto segreto con il social network. Che consente alle forze dell'ordine di entrare arbitrariamente e senza mandato della magistratura in tutti i profili degli utenti italiani. Lo hanno appena firmato in California

Negli Stati Uniti, tra mille polemiche, è allo studio un disegno di legge che, se sarà approvato dal Congresso, permetterà alle agenzie investigative federali di irrompere senza mandato nelle piattaforme tecnologiche tipo Facebook e acquisire tutti i loro dati riservati. In Italia, senza clamore, lo hanno già fatto. I dirigenti della Polizia postale due settimane fa si sono recati a Palo Alto, in California, e hanno strappato, primi in Europa, un patto di collaborazione che prevede la possibilità di attivare una serie infinita di controlli sulle pagine del social network senza dover presentare una richiesta della magistratura e attendere i tempi necessari per una rogatoria internazionale. Questo perché, spiegano alla Polizia Postale, la tempestività di intervento è fondamentale per reprimere certi reati che proprio per la velocità di diffusione su Internet evolvono in tempo reale.

Una corsia preferenziale, insomma, che potranno percorrere i detective digitali italiani impegnati soprattutto nella lotta alla pedopornografia, al phishing e alle truffe telematiche, ma anche per evitare inconvenienti ai personaggi pubblici i cui profili vengono creati a loro insaputa. Intenti forse condivisibili, ma che di fatto consegnano alle forze dell'ordine il passepartout per aprire le porte delle nostre case virtuali senza che sia necessaria l'autorizzazione di un pubblico ministero. In concreto, i 400 agenti della Direzione investigativa della Polizia postale e delle comunicazioni potranno sbirciare e registrare i quasi 17 milioni di profili italiani di Facebook.

Ma siamo certi che tutto ciò avverrà nel rispetto della nostra privacy? In realtà, ormai da un paio d'anni, gli sceriffi italiani cavalcano sulle praterie di bit. Polizia, Carabinieri, Guardia di finanza e persino i vigili urbani scandagliano le comunità di Internet per ricavare informazioni sensibili, ricostruire la loro rete di relazioni, confermare o smentire alibi e incriminare gli autori di reati. Sempre più persone conducono in Rete una vita parallela e questo spiega perché alle indagini tradizionali da tempo si affianchino pedinamenti virtuali. Con la differenza che proprio per l'enorme potenzialità del Web e per la facilità con cui si viola riservatezza altrui è molto facile finire nel mirino dei cybercop: non è necessario macchiarsi di reati ma basta aver concesso l'amicizia a qualcuno che graviti in ambienti "interessanti" per le forze dell'ordine.

A Milano, per esempio, una sezione della Polizia locale voluta dal vicesindaco Riccardo De Corato sguinzaglia i suoi "ghisa" nei gruppi di writer, allo scopo di infiltrarsi nelle loro community e individuare le firme dei graffiti metropolitani per risalire agli autori e denunciarli per imbrattamento. Le bande di adolescenti cinesi che, tra Lombardia e Piemonte, terrorizzano i connazionali con le estorsioni, sono continuamente monitorate dagli interpreti della polizia che si insinuano in Qq, la più diffusa chat della comunità. Anche le gang sudamericane, protagoniste in passato di regolamenti di conti a Genova e Milano, vengono sorvegliate dalle forze dell'ordine. E le lavagne degli uffici delle Squadre mobili sono ricoperte di foto scaricate da Facebook, dove i capi delle pandillas che si fanno chiamare Latin King, Forever o Ms18 sono stati taggati insieme ad altri ragazzi sudamericani, permettendo così agli agenti di conoscere il loro organigramma.

Veri esperti nel monitoraggio del Web sono ormai gli investigatori delle Digos, che hanno smesso di farsi crescere la barba per gironzolare intorno ai centri sociali o di rasarsi i capelli per frequentare le curve degli stadi. Molto più semplice penetrare nei gruppi considerati a rischio con un clic del mouse. Quanto ai Carabinieri, ogni reparto operativo autorizza i propri militari, dal grado di maresciallo in su, ad accedere a qualunque sito Internet per indagini sotto copertura, soprattutto nel mondo dello spaccio tra giovanissimi che utilizzano le chat per fissare gli scambi di droga o ordinare le dosi da ricevere negli istituti scolastici. Mentre, per prevenire eventuali problemi durante i rave, alle compagnie dei Carabinieri di provincia è stato chiesto di iscriversi al sito di social networking Netlog, dove gli appassionati di musica tecno si danno appuntamento per i raduni convocando fans da tutta Europa. A caccia di raver ci sono anche i venti compartimenti della Polizia postale e delle comunicazioni, localizzati in tutti i capoluoghi di regione e 76 sezioni dislocate in provincia.


"Il nostro obiettivo è quello di prevenire i rave party prima che abbiano inizio", spiegano, "e per questo ci inseriamo nelle comunicazioni tra organizzatori e partecipanti, nei social network, nei forum e nei blog". Così può capitare che anche chi ha semplicemente partecipato ad una chat per commentare un gruppo musicale finisca per essere radiografato a sua insaputa.

In teoria queste attività sono coordinate dalle procure che conducono le indagini su singoli fatti o su fenomeni più ampi. I responsabili dei social network non ci tengono a farlo sapere e parlano di una generica offerta di collaborazione con le forze dell'ordine per impedire che le loro piattaforme favoriscano alcuni delitti.

Un investigatore milanese rivela a "L'espresso" che, grazie alle autorizzazioni della magistratura, da tempo ottiene dai responsabili di Facebook Italia di visualizzare centinaia di profili riservati di altrettanti utenti, riuscendo persino ad avere accesso ai contenuti delle chat andando indietro nel tempo fino ad un anno. Chi crede di aver impostato le funzioni di riservatezza in modo da non permettere a nessuno di vedere le foto, i post e gli scambi di messaggi con altri amici, in realtà, se nel suo gruppo c'è un sospetto, viene messo a nudo e di queste intrusioni non verrà mai a conoscenza.

E non sempre l'autorità giudiziaria viene messa al corrente delle modalità con cui vengono condotte alcune indagini telematiche. Un ufficiale dei Carabinieri, che chiede di rimanere anonimo, ammette che certe violazioni della legge sulla riservatezza delle comunicazioni vengono praticate con disinvoltura: "Talvolta", spiega l'ufficiale "creiamo una falsa identità femminile su Fb, su Msn o su altre chat, inseriamo nel profilo la foto di un carabiniere donna, meglio se giovane e carina, e lanciamo l'esca. Il nostro carabiniere virtuale tenta un approccio con la persona su cui vogliamo raccogliere informazioni, magari complimentandosi per un tatuaggio. E in men che non si dica facciamo parte del suo gruppo, riuscendo a diventare "amici" di tutti i soggetti che ci interessano".

Di tutta questa attività, spiega ancora l'ufficiale, "non sempre facciamo un resoconto alla procura e nei verbali ci limitiamo a citare una fantomatica fonte confidenziale". Da oggi, in virtù dell'accordo di collaborazione con Mark Zuckerberg siglato dalla Polizia, chi conduce queste indagini potrà fare a meno di chiedere avvisare un magistrato perché "la fantasia investigativa può spaziare", prevede un funzionario della Polposta, "e le osservazioni virtuali potranno essere impiegate anche in indagini preventive".

venerdì, ottobre 29, 2010

RUBY, FAMIGLIA CRISTIANA: "BERLUSCONI E' UN MALATO FUORI CONTROLLO"



 Berlusconi di nuovo nello scandalo
La moglie, Veronica Lario, lo aveva già segnalato: uno stato di malattia, qualcosa di incontrollabile. Incredibile che un uomo di simile livello non abbia il necessario autocontrollo.
29/10/2010

L’ultima bufera su Berlusconi e la sua corte di ragazze sta provocando ondate di reazioni, una diversa dall’altra. C’è chi, con linguaggio sprezzante, lo esorta a dimettersi. Chi già apertamente lo insulta nelle rubriche tv, con termini da trivio. Chi vede solo l’aspetto etico e chi tenta analisi politiche a freddo, interrogandosi sule conseguenze. Chi tende a ingigantire e chi tenta di arginare: però nel secondo caso, vedi stampa di destra, con titoloni su tutta la prima pagina. Per una vicenda che si voleva sopire, strana tecnica. E siamo solo all’inizio. Come sa chi ha un minimo di esperienza sul gossip e le sue diramazioni, aspettiamoci il peggio.

    Fra tutte queste reazioni ne manca una che faticheremmo a definire, qualcosa che sta fra la tristezza civile e la pietà umana. Non assistiamo soltanto a una tegola sulla testa del Berlusconi politico, primo ministro in carica e aspirante al Quirinale. Né stavolta si può parlare di complotto giudiziario, o tanto meno poliziesco. Semmai, fino a ieri, prevaleva la circospezione. Il fatto è che esistono testimonianze, alcune opinabili ma altre, ahimè, documentate, che creano un duplice ordine di problemi.

    Uno, ovviamente, è politico: la credibilità, meglio ancora la dignità, dell’uomo che governa il Paese; i riflessi sulla vita nazionale e sui rapporti con l’estero; l’esempio che dall’alto viene trasmesso ai normali cittadini. I quali non si sognano né trasgressioni né festini, ma da oggi dovranno abituarsi alle variazioni pecorecce sul “bunga bunga”.

    L’altro problema, da valutare come se Berlusconi fosse un tizio qualunque, è la condizione che già la moglie, Veronica Lario, aveva pubblicamente segnalato. Uno stato di malattia, qualcosa di incontrollabile anche perchè consentito, anzi incoraggiato, dal potere e da enormi disponibilità di denaro. Si sa che Berlusconi è un generoso, non lesina su aiuti e ricompense. Ma quale tipo di aiuti, e ricompense per che cosa? Incredibile che un uomo di simile livello e responsabilità non disponga del necessario autocrontrollo. E che il suo entourage stia a guardare.

    E’ vero che in passato abbiamo avuto personaggi di primo piano che, oggi, non l’avrebbero passata liscia. Altri tempi, però. Altro comportamento di giornali e tv. Altre cautele. O forse allora si taceva o si sminuiva un po’ per prudenza, un po’ per tristezza e un po’, nessuno sghignazzi, per pietà.
Giorgio Vecchiato

Tratto da Famiglia Cristiana

Alcune immagini di Ruby:

ANALFABETISMO: IL 70% DEGLI ITALIANI FATICA A LEGGERE E SCRIVERE

Un dato molto preoccupante... 
di Marco Lodoli

Lo so: a fare la Cassandra non si raccolgono troppe simpatie. A dire: io vi avevo annunciato la disfatta tanto tempo fa non si diventa certo popolari, e del resto chi anticipa il peggio spera ardentemente di sbagliarsi. Però i dati che ha fornito in questi giorni il professor Tullio De Mauro io me li sentivo in corpo da anni, li percepivo insegnando nella mia scuoletta di periferia e girando nel raggio breve delle mie scorribande metropolitane, e tante volte ho scritto attenzione, il paese sta retrocedendo in un’ignoranza pericolosa, in una inconsapevolezza culturale che mette paura.
Intuivo, sospettavo, paventavo, ma i numeri che De Mauro ha snocciolato sono decisamente più cupi di ogni più nera previsione. In breve: il 70% degli italiani fatica a leggere e scrivere. Nel dettaglio: il 5% è assolutamente analfabeta, il 33% stenta a decifrare un semplice articolo di giornale, e un altro 33% sta slittando nelle sabbie mobili dell’analfabetismo. Provo a pensare che si tratti di percentuali esagerate, che le cose non stiano proprio così, che il prof l’ha sparata grossa per metterci in guardia, per aprire un dibattito, per sgomentarci.
Sette persone su dieci non sono più in grado di leggere e capire e amare Leopardi e Manzoni, e non riescono nemmeno a comprendere un articoletto che discetti su quale sia la migliore posizione in campo per Francesco Totti. Siamo messi malissimo, il Nulla avanza, come nel libro e nel film La storia Infinita, si mangia la civiltà, la tradizione, il passato, il futuro, la bellezza.
D’altronde il nostro apparato psichico non è diverso da quello digerente: il cibo che inghiottiamo ci modifica, se beviamo in mezz’ora due litri di vino non capiamo più niente, se per vent’anni ingurgitiamo idiozie e fandonie il nostro cervello retrocede verso la scimmia. Sette italiani su dieci non possono nemmeno esprimere ciò che sentono, gli mancano le parole per dare una forma alla rabbia, all’incertezza, alla frustrazione, alla confusione, ai tanti sentimenti che tutti abbiamo nell’anima, e quei sentimenti inespressi si aggrovigliano, soffocano, marciscono nel silenzio.
Sette italiani su dieci non possono ragionare, perché non riescono a trovare le parole giuste, e soffrono per questa mutilazione. Sette italiani su dieci non capiscono i discorsi degli altri, non colgono i nessi, i passaggi, il senso delle frasi. E quando uno non capisce e non riesce a farsi capire, è facile che si deprima, o che spacchi qualcosa contro il muro, che pianga o che urli tutta la sua impotenza, che faccia le cose sbagliate, che si rovini la vita.

Tratto da Tiscali

giovedì, ottobre 28, 2010

COLLEGNO: LA PUZZA RESTA NONOSTANTE L'INTERVENTO DELLA PROVINCIA

Punto Ambiente è l'impianto da cui provengono i cattivi odori  che si sentono da mesi in città.
Quanto è costato? 18 milioni di euro

"A naso" sembra proprio che questi soldi siano stati spesi in malo modo.

Clicca una volta per aprire l'immagine ed una seconda per ingrandirla.

martedì, ottobre 26, 2010

COLLEGNO: RICERCA 10 ADDETTI SPALAMENTO MANUALE DELLA NEVE

Ultimo giorno per presentare le domande lunedì 15 novembre 2010.

SERVIZIO DI SPALAMENTO MANUALE DELLA NEVE DALL’ABITATO
STAGIONE INVERNALE 2010/2011
INCARICO TEMPORANEO A N. 10 ADDETTI


Clicca una volta per aprire l'immagine ed una seconda per ingrandirla.

SARAH SCAZZI: UNA MORTE ORRIBILE NON DEVE DIVENTARE UN REALITY

Vogliamo esprimere il nostro sentimento di vergogna nei confronti del delirio mediatico che si è scatenato intorno al caso della povera Sarah Scazzi.
Una vicenda assolutamente privata, da trattare  quindi con il dovuto rispetto, perchè il dolore  di una famiglia non deve essere buttato in pasto all'opinione pubblica per fare audience.
Che dire poi di quelle persone che hanno fatto un vero e proprio pellegrinaggio  sul luogo del delitto, portando addirittura con sè i  propri figli piccoli, nemmeno si trattasse di una gita a Gardaland sulla giostra degli orrori.. ..un misto di ignoranza, gusto dell'orrido e spettacolarizzazione del dolore.
La sensazione è che ormai tutto venga trattato come se la vita fosse una specie di reality...Voi chi votate da casa come omicida? Sabrina.....lo zio......o un fantomatico Mister X? (in ogni fiction che si rispetti c'è sempre un Mister X..)
Purtroppo i media  invece di  arginare fenomeni di questo tipo e di provare ad istruire e formare la coscienza delle persone ne alimentano il voyeurismo, proponendo programmi di bassissimo livello che addirittura creano filmati per ricostruire i fatti secondo una loro verità, con attori vestiti  alla stregua dei protagonisti di questo terribile dramma.
Nel volere mettere un'immagine in questo articolo abbiamo scelto di non riprodurre il bel visino della giovane Sarah, per rispetto nei confronti di una giovane vita spezzata. La giustizia deve fare il suo corso, ma a telecamere e riflettori spenti.
Nell'antica grecia l'onta peggiore che un uomo poteva subire era il disprezzo del suo cadavere dopo la morte (famosa infatti l'immagine di Achille che fa sfregio del cadavere di Ettore)..... beh noi crediamo che chi ha utilizzato questo caso per fare ascolti abbia fatto esattamente questo e rivolgiamo loro una richiesta: ora, per favore, SILENZIO!!
 

«Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, ma riguardo l'universo ho ancora dei dubbi.»  (Albert Einstein) 


IL GARANTISMO BERLUSCONIANO E IL GIORNALISMO PAPPONE. COSA INSEGNA IL CASO SCAZZI

di CARMELO PALMA – Abbiamo atteso inutilmente che il Ministro Alfano e i più solerti garantisti del PdL insorgessero per il “processo mediatico” che le reti private e pubbliche, berlusconiane per interposto parente o per interposto direttore generale, stanno celebrando ai presunti assassini della povera Sarah Scazzi. Che denunciassero scandalizzati i plastici, le sceneggiature e le scenografie di questa tragedia prostituita alla pubblicità e all’indignazione da talk show. Che condannassero il collegamento diretto tra i verbali della procura e i palinsesti dell’informazione e lo scandalismo giustizialista della piazza, che esige la “condanna” e non la “giustizia”. Gliene aveva pure offerto l’occasione la Sciarelli, sulla rete nemica Rai3, con un’edizione un po’ sfortunata e un po’ sciagurata di “Chi l’ha visto”, in cui aveva annunciato impacciata alla madre di Sarah che era stato ritrovato il cadavere della figlia. Invece niente. Abbiamo aspettato invano. Garantisti non pervenuti.

Ieri, mentre la riforma della giustizia infiammava la discussione politica, e il PdL ne ribadiva l’inderogabile priorità (fino allo stop del Quirinale sullo scudo costituzionale, che meriterà un discorso a parte), si continuavano a trasmettere – virtuosamente recitati o professionalmente riferiti – i verbali dell’interrogatorio dell’”assassino nazionale” Michele Misseri. E tutto abbiamo saputo delle telefonate, degli sms, dei sussurri e delle grida della vittima e dei presunti carnefici, dei testimoni e dei presunti complici. Non ci è stato risparmiato nulla del repertorio del giornalismo pappone, che inzuppa i servizi nel subconscio più lurido dei suoi telespettatori. Tutto materiale, che, come insegnerebbe Ghedini, dovrebbe in gran parte ancora giacere nei cassetti della Procura di Taranto.

Qualche mese fa, i “garantisti” del PdL iscrivevano d’ufficio al partito giustizialista quanti – tra cui, modestamente, noi – osteggiavano una legge che avrebbe voluto impedire di raccontare il contenuto delle inchieste giudiziarie fino all’udienza preliminare. Era evidente che una così palese violazione della libertà dell’informazione sarebbe stata anche un’inutile barriera alla circolazione delle notizie. Eppure, ad alcuni non appariva abbastanza intransigente, ma persino connivente con la “gogna mediatica”, la posizione di chi riteneva non si potesse abolire la cronaca giudiziaria, ma si dovesse, realisticamente, punire davvero e non per finta la riproduzione parziale di intercettazioni e verbali, cioè la fiction giornalistica del processo giudiziario.

Ora questi “puristi” del garantismo sono latitanti. Si sono distratti. Si svegliano solo quando la gogna riguarda la cerchia stretta del premier, e nel caso Scazzi non c’è pericolo. Tocca ad altri difendere gli imputati normali, come tocca ad altri difendere dall’accusa degli Spatuzza gli indagati per mafia, quanti gli indagati o i “mascariati” non si chiamano Berlusconi e Dell’Utri.

Tratto da libertiamo